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Tenere un diario

Di Andy, diagnosticato nel 2017

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Non molto tempo dopo essere stato ricoverato per la prima volta in ospedale, un amico mi diede un quaderno nero e una penna. “Cosa me ne faccio?”, pensai. Non ero mai stato il tipo di persona che teneva un diario perché ora si scrive tutto sul PC, tablet o cellulare, no? Non camminavo, mi era stato detto che avevo un tumore nel punto più centrale possibile del cervello, e avevo a che fare con tutte le emozioni che questo tipo di notizia avrebbe scatenato in chiunque in quella stessa situazione. Mi chiedevo: “Come lo dico ai miei figli? Starò meglio? Camminerò di nuovo? Lavorerò di nuovo? Uscirò dall’ospedale?”, oltre a ciò che sembravano essere altre migliaia di domande.

Sentivo che dovevo essere positivo in quanto la positività avrebbe contribuito alla mia guarigione. Decisi che il giorno della diagnosi, il 21 agosto 2017, sarebbe stato il giorno 1 e che da quel momento in poi mi sarei concentrato sulla mia guarigione. Il mio obiettivo sarebbe stato quello di avere più giorni buoni che giorni cattivi. Ma il giorno successivo mi dissero che avevo anche un tumore al polmone. Non andava bene; erano passati solo 2 giorni ed entrambi erano stati pessimi, quindi ero già scoraggiato e pensavo che non avrei mai raggiunto l’obiettivo!

Avevo bisogno di tenere traccia dei giorni buoni e di quelli cattivi, e lì di fronte a me c’era lo strumento che mi avrebbe aiutato a farlo: il mio quaderno nero. Ammetto di avere imbrogliato con i primi appunti: ho segnato il 21 agosto come giorno 0 e il 22 (il giorno in cui mi è stato detto di avere un cancro ai polmoni) come giorno 1. L’intenzione era che il giorno 1 fosse il giorno peggiore; ricordo di averlo detto a mia moglie, quindi il giorno 2 non poteva essere peggiore del primo!

Ho usato il quaderno per annotare tutto, due pagine per ogni giorno. Scrivevo i sintomi che accusavo e come mi sentivo in quel momento. Principalmente facevo fatica a camminare, coordinare i movimenti e scrivere. All’inizio camminare diventata sempre più difficile, come pure scrivere, ma la coordinazione iniziava a migliorare.

Scrivere delle mie emozioni mi ha aiutato a riflettere su ciò che accadeva ogni giorno, rendendo più facile venire a patti con quello che stavo vivendo. La mia reazione iniziale del tipo: "Come ho fatto a sviluppare un cancro ai polmoni?", si è evoluta in: "Ho un cancro ai polmoni, ma la vita continua". Scrivere ciò che accadeva mi ricordava cosa dovevo pensare per il giorno successivo e mi ha permesso di tenere traccia dei miei miglioramenti nel tempo. Ho anche iniziato dall’ultima pagina del quaderno. Temevo che se avessi iniziato dalla prima pagina, sarei arrivato alla fine e quella sarebbe stata anche la mia di fine! Sentivo che se avessi iniziato dall’ultima pagina, non sarei arrivato alla fine. Quello è stato un altro piccolo passo che ha migliorato il mio benessere emotivo in un momento in cui ogni piccolo passo contava.

Se dovessi ricominciare da capo, terrei di nuovo un diario, annoterei i sintomi e i loro cambiamenti, usandoli per chiarire i miei pensieri e, più concretamente, per informare i professionisti sanitari dei miglioramenti o del peggioramento dei miei sintomi.